Dopo la perdita di una persona cara, quando ti trovi a dover gestire la sua eredità, la maggior parte dei passaggi non richiede mai un tribunale: la successione si apre automaticamente, e accettare, rinunciare o dichiarare l'eredità sono atti che fai davanti a un notaio o alla cancelleria, non davanti a un giudice. Solo se nascono disaccordi tra più eredi si arriva a una causa vera e propria. Ecco come funziona, passo per passo.
Cosa succede quando si apre una successione?
La successione si apre automaticamente al momento del decesso, nel luogo dell'ultimo domicilio della persona che è mancata (art. 456 c.c.). Non devi fare nulla per "attivarla": è un fatto giuridico, non una procedura da avviare.
Da qui in poi la legge distingue due strade: se il defunto ha lasciato un testamento valido, l'eredità va secondo le sue disposizioni (successione testamentaria); se non c'è testamento, si applicano le quote stabilite dalla legge in base al grado di parentela (successione legittima). In entrambi i casi, ad alcuni familiari stretti (coniuge, figli, e in loro assenza gli ascendenti) la legge riserva comunque una quota minima, la legittima, che il testatore non può escludere del tutto.
Devi per forza accettare l'eredità?
No. Diventare eredi non è automatico: bisogna accettare, e puoi farlo in due modi diversi.
Accettazione pura e semplice. Diventi erede a tutti gli effetti, ma rispondi dei debiti del defunto anche con il tuo patrimonio personale, non solo con quello che hai ereditato.
Accettazione con beneficio d'inventario (artt. 484-511 c.c.). Rispondi dei debiti del defunto solo nei limiti di quello che hai effettivamente ereditato: il tuo patrimonio personale resta protetto. Si fa con una dichiarazione ricevuta da un notaio o dal cancelliere del tribunale del circondario dove si è aperta la successione, non è una causa.
Puoi anche rinunciare all'eredità (art. 519 c.c.), sempre con dichiarazione a un notaio o alla cancelleria del tribunale. La rinuncia non può essere parziale né condizionata: o rinunci del tutto, o non rinunci.
Quali sono i termini per decidere?
Dipende se sei già nel possesso di beni del defunto o no:
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Se sei nel possesso dei beni ereditari: hai 3 mesi dall'apertura della successione per fare l'inventario, e altri 40 giorni da quel momento per decidere se accettare con beneficio d'inventario (art. 485 c.c.). Se lasci passare questo termine senza fare l'inventario, diventi erede puro e semplice.
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Se non sei nel possesso dei beni: hai fino a 10 anni dall'apertura della successione per accettare, con o senza beneficio d'inventario (art. 480 e 487 c.c.). Stesso termine vale per la rinuncia, se non sei nel possesso dei beni.
Devi sempre presentare la dichiarazione di successione?
Nella maggior parte dei casi sì: la dichiarazione di successione va presentata all'Agenzia delle Entrate entro 12 mesi dalla data del decesso. È un obbligo fiscale, distinto dall'accettazione dell'eredità.
C'è un'eccezione: sei esonerato se, insieme, valgono queste tre condizioni: l'eredità va al coniuge e/o a parenti in linea retta (figli, genitori), il valore dell'attivo ereditario non supera 100.000 euro, e non ci sono immobili o diritti reali immobiliari nell'eredità (art. 28, comma 7, D.Lgs. 346/1990).
Cosa succede se ci sono più eredi?
Quando gli eredi sono più di uno, si crea automaticamente una comunione: ogni bene è di tutti insieme, finché non lo dividete.
Se siete d'accordo, potete dividere i beni con un accordo tra voi: per i beni mobili basta anche una forma semplice, ma se nell'eredità ci sono immobili la divisione deve essere fatta per iscritto, con atto notarile o scrittura privata autenticata da un notaio (art. 1350 c.c.), perché va poi trascritta nei registri immobiliari.
Se non siete d'accordo, qualsiasi erede può comunque chiedere la divisione (art. 713 c.c.): a quel punto, se non si trova un'intesa, serve un giudizio di divisione davanti al tribunale, a cui devono partecipare tutti gli eredi. Questa è l'unica fase dell'intero percorso che richiede davvero una causa.
Perché conviene un avvocato in questa fase?
Decidere se accettare puramente o con beneficio d'inventario dipende dai debiti del defunto, spesso non tutti noti subito: un errore di valutazione può farti rispondere di debiti con il tuo patrimonio personale. Un avvocato aiuta a capire la situazione patrimoniale prima di scegliere, a rispettare i termini corretti, e a impostare un accordo di divisione che regga nel tempo, anche quando gli eredi partono già non del tutto allineati.
Articolo a cura della Redazione Avvokit. Ha finalità informativa e non sostituisce una consulenza legale personalizzata, che tiene conto delle circostanze specifiche del singolo caso.
Fonti normative citate: Codice Civile, artt. 456, 480, 484, 485, 487, 519, 713, 1350; D.Lgs. 346/1990, art. 28.



